Lo scopo? Un paradosso…

mondi

Ecco un magnifico argomento da integrare di Zret, l’originale trovate qui “Esiste il Paradiso?” http://zret.blogspot.it/2015/03/esiste-il-paradiso.html#.VPxGHywYGOI

Il Paradiso è un Paradosso. Il paradiso è un luogo nel quale hai il tempo sufficiente, per annullare il tempo. Attualmente sulla Terra bisogna lavorare molte ore al giorno anche in condizioni non ottimali per guadagnarti da vivere, ma poi non vivi (davvero) con quel denaro perché il problema è proprio la cronica mancanza di tempo, ne resta poco o niente. Un paradiso, generico, potrebbe essere definito come un luogo anche concreto – non necessariamente metafisico – nel quale non devi lavorare per guadagnare una vita solo astratta e teorica ma dove tu puoi dedicarti all’Essere, in un certo senso alla Teofania ovvero la manifestazione di ciò che realmente siamo, un luogo dove la presenza di un tempo illimitato ti fa scoprire l’assenza di tempo e l’assenza di spazio, che sarebbero caratteristiche naturali della Coscienza quando gli si permette di interagire liberamente con l’ambiente, con l’infinito e di esprimersi. Non occorre trovarsi direttamente in un non-tempo e in un non-spazio per poter sperimentare il non-tempo e il non-spazio perché quelli sono i frutti, non la premessa. Ecco perché non ci si annoia in un vero paradiso in quanto nonostante il luogo sia sempre lo “stesso”, la coscienza che siamo (una volta che si è ri-Conosciuta) dal momento che non prevede né tempo né spazio riesce a vivere ogni istante in ogni luogo come nuovo e totalmente differente. Forse è per questo motivo, che le tradizioni religiose originarie tra le righe descrivono il Paradiso come qualcosa di palpabile e “materiale”, basterebbe ricordare come ne parla il Corano, ad esempio. Credo che una visione esclusivamente mistica del “premio dei Giusti” sia farina del sacco della Teologia e della speculazione filosofica, cioè pura invenzione, che non corrisponde alla Realtà poiché nei Viventi è la “materia” (uomo) a generare lo “spirito” (coscienza) dinamicamente e non viceversa, tanto è vero che lo stolto, a differenza del saggio, essendo diviso tra dentro e fuori non sa e non può accedere a quel paradiso, sia interno che esterno. Il Silenzio accade quando la materia si spiritualizza attraverso un’azione volontaria della coscienza che ha compreso il ruolo di entrambi, della Luce e dell’Ombra. Se un paradiso fosse “solo spirito”, perfettissimo, regalato agli uomini senza la loro partecipazione attiva – un percorso privo di ostacoli “materiali” o automatizzato, mancherebbe il contrappeso rappresentato dalla scelta individuale la quale garantisce la consapevolezza di sè del frammento dell’infinito che siamo, la scelta che dona Equilibrio e Pace a chiunque tende all’evoluzione, alla verità e all’amore. Noi siamo l’infinito che prende coscienza di se. Nel paradiso, il Male esiste soltanto come potenziale come una possibilità perché i suoi abitatori hanno superato la tentazione di percorrere certe strade autodistruttive, “utili” nei mondi violenti per vedere fuori quello che si rifiutarono di osservare dentro. Prima o poi il Cielo scenderà sulla Terra come vuole una nota preghiera cristiana, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, in effetti il Cielo che simbolizza la perfezione primordiale pare sia destinato ad espandersi in ogni dove, è la sacra unione tra Alfa e Omega, il Principio e la Fine.

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